Lixuan Wei: Arte fotografica concentrata sui paesaggi urbani marginali

Lixuan Wei, nata nel 1997 a Nanning, nella regione del Guangxi, è un’artista specializzata in fotografia e scenografia urbana. Ha conseguito la laurea magistrale in Scenografia e Progettazione dello Spazio presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dopo aver ottenuto con il massimo dei voti il diploma di laurea triennale nello stesso indirizzo presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Attualmente ricopre il ruolo di docente presso la Scuola di Architettura e Arte Ambientale dell’Istituto di Design Artistico di Beihai, Guangxi, dove insegna corsi fondamentali di fotografia e coordina la documentazione visiva dei principali eventi accademici. Ha inoltre realizzato oltre 300 ritratti ufficiali per i docenti dell’istituto, contribuendo in modo significativo alla produzione d’immagini istituzionali.

Oltre all’insegnamento, Lixuan Wei si dedica con passione alla fotografia umanista, portando con sé la macchina fotografica per le strade e i vicoli della città. Il suo sguardo si sofferma sui paesaggi urbani ai margini, luoghi spesso trascurati ma ricchi di storie e tensioni visive, nei quali coglie momenti di umanità silenziosa e forme di bellezza quotidiana.

Nel 2024, Lixuan Wei ha ricevuto il Premio Miglior Giovane Artista alla seconda edizione della Mostra Internazionale d’Arte di Firenze “Poesia e Simbiosi”, oltre a essere selezionata per la pubblicazione del Concorso Nazionale di Arti e Mestieri Tradizionali “Coppa delle Minoranze” in Cina.
Nel 2022, ha progettato in modo indipendente lo spazio espositivo commerciale del caffè Verso la Valle a Nanning, Guangxi.
Nel 2017, ha lavorato come responsabile di scenografia e oggetti di scena presso il Teatro Argentina di Roma, per la produzione teatrale Infuturarsi.

In qualità di artista fotografica esperta, Lixuan Wei concentra il suo lavoro sui rapporti tra individuo e società, tra essere umano e natura, e tra le persone stesse. È profondamente attratta dalla memoria del tempo perduto, e utilizza la fotografia come mezzo per immortalare architetture e luoghi dimenticati o prossimi alla sparizione, nonché per cogliere le sfumature delle relazioni umane.
La fotografia, per lei, è una forma d’espressione intima: il suo obiettivo amplifica ogni traccia di emozione attraverso una osservazione attenta e poetica. I suoi scatti raccontano la nostalgia del passato e l’interazione silenziosa tra l’uomo e l’ambiente circostante, come se ogni frammento emotivo venisse trasformato in immagine visiva.

Da quando insegna presso un’università a Beihai, Lixuan Wei ha iniziato a osservare i mutamenti di questa città costiera. Fin da bambina viaggiava spesso tra Beihai e Nanning nei fine settimana, poiché suo padre lavorava lì. La città le è sempre sembrata affascinante: un tempo fiorente grazie al turismo, con grattacieli affacciati sul mare e hotel di lusso che brillavano notte e giorno lungo il porto.
Ma ciò che le è rimasto più impresso è un edificio incompiuto, bianco, simile a un Colosseo romano, situato vicino alla spiaggia.
Nel contrasto vivido tra cielo azzurro e mare limpido, questa rovina sembrava un’enorme creatura che svaniva nel vento marino, lasciando solo uno scheletro di cemento come fosse un fossile.
Questa immagine, così forte e straniante, è rimasta viva nella sua mente fin dall’infanzia, fino a riemergere con nuova intensità quando, ormai adulta, ha visto il vero Colosseo in Italia. Fu in quel momento che il suo primo risveglio artistico da bambina si è intrecciato con la sua maturità visiva attuale, generando una nuova ispirazione.

Dopo il suo ritorno in Cina e l’inizio della sua carriera accademica a Beihai, Lixuan Wei ha iniziato a porsi una domanda fondamentale: cosa può offrire, come fotografa e come artista, a questa città? Cosa può lasciare dietro di sé?
Con questo interrogativo in mente, ha rivolto il suo obiettivo verso la costa di Beihai, per documentare scorci dimenticati o destinati a svanire, catturando immagini che la memoria collettiva rischia di perdere.

Per Lixuan Wei, il percorso nella fotografia è stato del tutto inaspettato. Dal 2019, in Italia, ha iniziato a scattare foto con il cellulare, cercando atmosfere nostalgiche nei paesaggi urbani. Poco dopo ha acquistato la sua prima fotocamera mirrorless, dando così ufficialmente inizio al suo viaggio fotografico.
Ciò che l’ha definitivamente convinta a intraprendere questa strada è stata una frase rivolta alla fotografa cinese Wang Xiaohui da parte di un critico:

“Lei è abituata a premere l’otturatore su ciò che gli altri ormai non guardano più.”
Queste parole l’hanno profondamente colpita. In un’epoca travolta dal vortice della modernità, quello che Lixuan desidera davvero immortalare sono i piccoli momenti di felicità e le scene ordinarie che sopravvivono al caos del tempo.

Da allora, la macchina fotografica è diventata un oggetto quasi inseparabile per lei.
Dal telefono, alla mirrorless, alla pellicola, fino alla reflex digitale, ha esplorato diversi mezzi espressivi per lasciare, in questo tempo presente, la propria visione e comprensione della vita. Scattare ciò che desidera, conservare ciò che ama: questa è la sua filosofia fotografica.

Per lei, il processo del fotografare è una forma di appagamento spirituale. Anche se significa attraversare mezza città a piedi, portando la macchina sulle spalle, o restare ore sotto il sole cocente alla ricerca dell’inquadratura giusta, tutto questo rappresenta un balsamo per l’anima, capace di alleviare ogni stanchezza e dolore.

Immergersi nella vita, apprezzarne ogni frammento, osservare, sentire e amare ogni attimo della quotidianità, dai viali trafficati agli angoli dimenticati dei vicoli — questo è, secondo Lixuan Wei, il vero compito che la fotografia le ha affidato.
Mantenere viva la propria sensibilità interiore e riversarla nella pratica fotografica è la scelta a cui oggi rimane fedele con determinazione.

Dalla sua prima macchina fotografica in terzo anno di università, dall’Italia all’Europa, e poi dall’Europa alla Cina, sono trascorsi quasi nove anni. Forse non è un’artista dalla produzione prolifica, forse potremmo dire che il suo talento sta ancora sbocciando. Ma lei crede fermamente che, continuando a percorrere questa strada appena delineata, troverà la sua direzione autentica — la sua strada personale.

Ponte
Fotografia digitale (SONY LICE-7CM2)
ISO 6400, F2.8–5.6, 4868 × 3245 px
Scattata nel dicembre 2024, Beihai, Vecchia Strada

Questa fotografia è stata realizzata nei pressi della Vecchia Strada di Beihai. La struttura sospesa sopra il mare, simile a una colonna vertebrale animale, appartiene alle fondamenta di un ex hotel sul litorale. Questo porto un tempo era prospero e illuminato, ma oggi si presenta come uno spazio in declino e abbandono.
Attraverso questa immagine, l’artista cattura il contrasto tra passato e presente, tra la grandiosità perduta e la fragilità della memoria urbana.

La Gabbia Triangolare
Fotografia digitale (SONY LICE-7CM2)
ISO 6400, F2.8–5.6, 1280 × 1090 px
Scattata nel dicembre 2024, Beihai, Vecchia Strada

L’immagine è stata scattata mentre un anziano camminava senza meta lungo la spiaggia. Il suo corpo si inserisce in una composizione triangolare insieme ai pilastri del ponte, evocando la forma di una gabbia geometrica: sembra uscirne, oppure ne è parte integrante.
Su questa spiaggia, frequentemente animata da bambini e anziani, il terreno è coperto da conchiglie taglienti e ghiaia.
Cosa pensano mentre osservano i propri passi?
Lo sguardo dell’artista trasforma un momento ordinario in un’interrogazione silenziosa sull’esistenza, sulla libertà e sull’equilibrio fragile tra uomo e paesaggio.

I Lavoratori
Fotografia digitale (SONY LICE-7CM2)
ISO 6400, F2.8–5.6, 7008 × 4672 px
Scattata nel febbraio 2025, Beihai, Spiaggia d’Oro (Jintan)

Durante un violento temporale, l’artista si è recata sulla costa, avvolta in un impermeabile, alla ricerca d’ispirazione fotografica. Pensava di trovare la spiaggia deserta, ma al contrario, era piena di pescatori intenti a lavorare con energia.
Per loro, la pioggia battente e il vento impetuoso non contavano nulla: vestiti anch’essi con impermeabili, scavavano con determinazione nella sabbia alla ricerca di telline e conchiglie, per poterle vendere a un buon prezzo prima dell’arrivo dei commercianti.

La presenza della fotografa non ha suscitato reazioni: la sopravvivenza era l’unica priorità.
Trovato un angolo visivo adatto, ha premuto l’otturatore. Le sagome curvate dei lavoratori sotto la pioggia le hanno ricordato un dipinto impressionista: nella sua mente, quelle figure si sono fuse con quelle dei mietitori nei campi di grano, in un’eco visiva tra il presente e il passato, tra arte e realtà.

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