Dalla scena all’immagine: Alessandro Botticelli vince il MEDUSA Grand Prize 2026 con Il Teatro del Mare

L’Associazione Nazionale di Belle Arti d’Italia annuncia l’assegnazione del MEDUSA Grand Prize 2026 al fotografo fiorentino Alessandro Botticelli per il progetto Il Teatro del Mare, realizzato sull’Isola di Gorgona.

Il MEDUSA Grand Prize rappresenta il massimo riconoscimento della III edizione di MEDUSA, LA GORGONE Art Prize, svoltasi dal 23 luglio al 9 agosto 2026 presso la Fondazione d’Arte Trossi-Uberti – Villa Trossi-Uberti di Livorno. Il premio è stato conferito nel corso della cerimonia ufficiale del 27 luglio, al termine della presentazione del volume Il Teatro del Mare. Le arti sceniche nell’isola di Gorgona.

L’opera esposta, sviluppata tra il 2020 e il 2025, è composta da una stampa fotografica articolata in due pannelli di 50 × 50 cm ciascuno. Il riconoscimento premia non soltanto la capacità di documentare un’esperienza teatrale, ma soprattutto il modo in cui Botticelli trasforma la fotografia di scena in una ricerca autonoma sull’identità, sulla rappresentazione e sulla dignità della persona.

Alessandro Botticelli ha iniziato la propria attività professionale negli anni Novanta, concentrando la sua ricerca soprattutto sulla stampa fotografica in bianco e nero e sulla fotografia di scena. Nel 1994 ha aperto il proprio studio, dedicandosi al ritratto e alla stampa professionale, per poi sviluppare collaborazioni con artisti, compagnie teatrali, gruppi di danza, festival e archivi fotografici in tutta la Toscana.

Il suo rapporto con il contesto penitenziario precede l’esperienza di Gorgona. Tra il 2004 e il 2007 Botticelli ha infatti condotto corsi di fotografia analogica all’interno della Casa Circondariale di Prato. Questo elemento consente di leggere Il Teatro del Mare non come un episodio isolato, ma come parte di una ricerca maturata nel tempo sul rapporto tra immagine, espressione artistica e luoghi nei quali l’identità individuale rischia di essere ridotta a una definizione esterna.

Il progetto teatrale Il Teatro del Mare, ideato e diretto da Gianfranco Pedullà e realizzato dalla Compagnia Teatro Popolare d’Arte presso la Casa di Reclusione dell’Isola di Gorgona, ha preso avvio nel 2019 con un laboratorio di teatro e musica rivolto alle persone detenute. La ricerca fotografica presentata da Botticelli documenta il percorso sviluppato negli anni successivi attraverso la cosiddetta “Trilogia del Mare” — Ulisse o i colori della mente, Metamorfosi e Una Tempesta — e il suo successivo proseguimento.

In queste esperienze, il teatro non viene inteso come semplice attività ricreativa, ma come spazio di comunicazione, responsabilità e trasformazione. I partecipanti diventano attori e musicisti, costruiscono personaggi, attraversano narrazioni mitologiche e affidano al corpo, alla voce e al gesto la possibilità di formulare una diversa rappresentazione di sé.

Le fotografie di Botticelli conservano la memoria di questo processo senza ridurlo a cronaca. La loro forza deriva proprio dalla capacità di sostare sulla soglia tra documento e costruzione simbolica, tra l’identità concreta delle persone fotografate e le figure che esse assumono nello spazio teatrale.

Uno dei due pannelli riunisce quattro momenti differenti: un volto celato da una maschera animale, un profilo maschile, una figura avvolta in un costume materico e due presenze rivolte verso il mare. Nell’altro pannello, una figura con una maschera bovina apre le braccia al di sopra di una struttura scenica rossa, stagliandosi contro il cielo.

Non si tratta di una sequenza descrittiva. Le immagini sono disposte come frammenti di una narrazione che lo spettatore deve ricostruire. Il volto e la maschera, l’individuo e il personaggio, il corpo e il paesaggio non vengono separati nettamente, ma continuano a scambiarsi significati.

La maschera è uno degli elementi centrali del lavoro. Può nascondere un volto, ma non necessariamente cancellarne l’identità. All’interno del teatro consente invece di sospendere temporaneamente le definizioni imposte dall’esterno e di abitare un’altra figura. L’identità non appare più come una condizione immobile, ma come qualcosa che può essere attraversato, messo in discussione e ricostruito.

Anche il mare assume una funzione che supera quella dello sfondo. Intorno a Gorgona, il mare è contemporaneamente distanza e apertura, limite fisico e possibilità di immaginare un altrove. Nelle fotografie di Botticelli, l’orizzonte introduce una dimensione ulteriore rispetto allo spazio circoscritto dell’isola: lo sguardo può spingersi oltre ciò che il corpo non può ancora attraversare.

La fotografia di scena vive normalmente in relazione al tempo breve dello spettacolo. Botticelli le attribuisce un secondo tempo: quello dell’immagine che rimane. La fotografia non congela semplicemente l’azione, ma seleziona gesti, posture e relazioni capaci di continuare a produrre significato anche dopo la conclusione della rappresentazione.

In questo senso, Botticelli non fotografa il carcere come un tema. Fotografa persone che, attraverso il teatro, riconquistano la possibilità di rappresentarsi. Le sue immagini evitano sia la spettacolarizzazione della condizione penitenziaria sia una lettura puramente pietistica. I protagonisti non vengono presentati come casi sociali o presenze anonime, ma come interpreti attivi di un processo artistico condiviso.

È precisamente in questa trasformazione dello sguardo che Il Teatro del Mare incontra il tema curatoriale di MEDUSA 2026, Il Ritorno dello Sguardo. Il legame con il mito di Medusa non dipende da una sua citazione letterale, ma dalla domanda che esso continua a porre: chi possiede il diritto di guardare, definire e rappresentare l’altro?

In un contesto nel quale le persone sono spesso osservate attraverso categorie prestabilite, la scena e la fotografia producono un’inversione. Chi era destinato a essere soltanto guardato diventa protagonista, costruisce la propria immagine e restituisce lo sguardo allo spettatore. La fotografia diventa così non soltanto testimonianza di un’esperienza, ma dispositivo di riconoscimento.

Il progetto è confluito nel volume Il Teatro del Mare. Le arti sceniche nell’isola di Gorgona, pubblicato da Cue Press, a cura di Gianfranco Pedullà e con il coordinamento di Chiara Migliorini. Alessandro Botticelli ne ha curato la sezione fotografica, trasformando anni di lavoro teatrale in un archivio visivo capace di conservare non soltanto gli spettacoli, ma anche il clima umano e relazionale dal quale essi sono nati.

Il MEDUSA Grand Prize è stato attribuito dalla giuria composta dai curatori Yuanqi Cao e Rossella Tesi, insieme a Veronica Carpita, Francesca Rei, Chengzheng Tao, Ming Zhong e Lingyi Wang. La motivazione riconosce la qualità e la coerenza del linguaggio fotografico di Botticelli, la sua capacità di oltrepassare la funzione puramente documentaria e la profondità umana e sociale del progetto.

Nel ricevere il premio, Alessandro Botticelli ha ricordato come le fotografie esposte e quelle raccolte nel volume rappresentino la testimonianza di sei anni di lavoro del Teatro Popolare d’Arte con le persone detenute di Gorgona. L’artista ha scelto di dedicare idealmente il riconoscimento a Gianfranco Pedullà, ideatore e guida del progetto.

Con l’assegnazione del MEDUSA Grand Prize 2026 ad Alessandro Botticelli, la III edizione del Premio afferma una concezione dell’arte capace di coniugare qualità formale, responsabilità dello sguardo e partecipazione sociale. Il Teatro del Mare dimostra che documentare non significa limitarsi a registrare ciò che è accaduto: significa anche scegliere come una persona sarà ricordata e restituirle, attraverso l’immagine, il diritto di essere vista in modo diverso.

Alessandro Botticelli
Il Teatro del Mare
2020–2025
Stampa fotografica
Due pannelli, 50 × 50 cm ciascuno
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