Ritornare al pensiero e al tempo nel ritratto: la pratica pittorica di Xu Zhihai al centro di un’attenzione costante
Nella tradizione artistica italiana, il ritratto non ha mai avuto soltanto la funzione di restituire l’aspetto di un individuo, ma è stato anche una forma di espressione del pensiero, dello spirito e del tempo. Dalla ritrattistica rinascimentale fino al contesto dell’arte contemporanea, la figura umana è rimasta un accesso fondamentale per comprendere l’esperienza umana. Oggi, in un panorama visivo sempre più ricco e complesso, la questione di come riaffermare una dimensione spirituale nella pittura di figura continua a essere al centro del dibattito. È proprio entro questa traiettoria che si colloca la ricerca di Xu Zhihai: attraverso una pratica stabile e continuativa del ritratto, l’artista ha progressivamente delineato una direzione espressiva chiara, autonoma e riconoscibile.
(Nella foto: il Sig. Zhihai Xu.)
La pittura di Xu Zhihai resta costantemente centrata sulla figura umana, ma non aspira né a una narrazione compiuta né a effetti visivi drammatici. L’artista concentra piuttosto l’attenzione sullo stato mentale che il soggetto lascia affiorare nell’immagine e su come la pittura possa riservare a tale condizione uno spazio sufficiente. Per questo le sue composizioni appaiono spesso silenziose e misurate: le figure sembrano collocate in un tempo rallentato, e lo sguardo dello spettatore è indotto, quasi involontariamente, a decelerare. In questa prospettiva, il ritratto non è più semplice resa dell’aspetto, ma diventa una forma di contemplazione—uno sguardo sull’esistenza e sulla memoria.
Questa direzione di ricerca emerge con chiarezza in Ma Xiangbo, opera selezionata al Concorso Internazionale di Ritratto e Scultura di Tiziano e insignita della Nomination Award della Titian Art Foundation. Nel confrontarsi con una figura storica di forte densità culturale, Xu Zhihai rinuncia alla monumentalità tipica del ritratto commemorativo e sceglie invece di collocare il soggetto entro uno spazio visivo altamente condensato. Lo sfondo è deliberatamente attenuato, la gamma cromatica resta contenuta; la presenza del personaggio si afferma soprattutto attraverso le relazioni formali e le variazioni di luce e ombra, più che tramite pose eloquenti o elementi simbolici.
(Opera: Ma Xiangbo)
Nel Ma Xiangbo la figura non è caricata di un’espressività emotiva evidente. L’espressione del volto e la postura del corpo rimangono in una misura contenuta, come se nel silenzio trattenessero un intreccio complesso di pensiero ed esperienza. La luce è impiegata con estrema cautela: non produce effetti drammatici, ma non annulla neppure le differenze; piuttosto, costruisce un ritmo lento e stabile attraverso alternanze di chiaro e scuro. Ne deriva una qualità “resistente” dello sguardo: l’opera si lascia comprendere solo con la permanenza, e soltanto sostando davanti alla tela affiora, poco a poco, il peso spirituale che il personaggio porta con sé.
Se Ma Xiangbo rende evidente la comprensione e la risposta di Xu Zhihai alla tradizione del ritratto, Chen Yinke approfondisce ulteriormente la sua esplorazione del ritratto spirituale. Vincitore del Secondo Premio (Silver Prize) alla Seconda edizione del Medusa Art Prize (2025), il lavoro è considerato una delle sintesi più concentrate della sua produzione recente. Chen Yinke non si organizza attorno a una scena storica specifica; attraverso una struttura compositiva altamente semplificata, la figura viene sottratta a un tempo riconoscibile e si fa presenza simbolica—non tanto un individuo collocato in un contesto, quanto la rappresentazione di uno stato del pensiero.
(Opera: Chen Yinke)
In Chen Yinke, lo spazio dell’immagine è estremamente compresso: lo sfondo arretra fino al minimo indispensabile, facendo della figura l’unico baricentro visivo. La luce si concentra sul volto e sulla parte alta del corpo, generando una percezione del tempo quasi sospesa, prossima all’immobilità. L’espressione rimane contenuta, priva di enfasi o di oscillazioni emotive; eppure, nell’insieme compositivo emerge una forte tensione spirituale. Una tensione che non nasce dall’azione o dalla narrazione, ma dalla precisa organizzazione delle relazioni interne al dipinto.
Anche il trattamento di linea e colore conferma la postura misurata di Xu Zhihai. Non vi sono dettagli decorativi superflui: ogni modulazione di chiaroscuro è calibrata per sostenere il ritmo complessivo. La forma del corpo è resa in modo insieme realistico e sintetico—sufficientemente concreta da restituire una presenza fisica, ma non schiacciata su particolari descrittivi. La visione davanti all’opera diventa così un’esperienza di ingresso progressivo: richiede tempo e pazienza, ed è proprio in questo processo che si dispiegano i livelli di pensiero del lavoro.
Da Ma Xiangbo a Chen Yinke si delinea con chiarezza una linea continua nella pittura di Xu: l’artista lavora attorno allo stato mentale del soggetto, senza fermarsi alla costruzione dell’apparenza. Pur raffigurando due figure storiche diverse, le opere mantengono una coerenza rigorosa nel ritmo, nel trattamento dello spazio e nel controllo emotivo, fino a definire un linguaggio personale stabile e riconoscibile. Non è una ricerca fondata su rotture formali clamorose, ma su una conquista lenta, sedimentata, ottenuta attraverso la pratica.
Questa scelta ha un peso specifico nel contesto del ritratto contemporaneo. In un ambiente artistico che privilegia lo stimolo visivo e la fruizione rapida, Xu risponde ai nodi umanistici con una pittura lenta e trattenuta, riportando il ritratto verso il pensiero, la memoria e il tempo. Le sue opere non chiedono una comprensione immediata: invitano invece lo spettatore a partecipare, in silenzio, a un processo di riflessione. In questo senso, la sua pratica non solo prosegue il valore profondo del ritratto nella storia dell’arte, ma propone anche una direzione capace di svilupparsi nel presente.
Attraverso la riscrittura insistita di figure storiche, la pittura di Xu diventa un medium che connette memoria culturale ed esperienza contemporanea. Non mette in scena una narrazione eroica, ma la posizione dell’individuo nel rapporto tra pensiero e tempo. È proprio questa postura a restituire al ritratto, oggi, una rinnovata densità spirituale, aprendo uno spazio di discussione più ampio per pratiche artistiche centrate su temi umanistici.
Con i riconoscimenti professionali ottenuti in Italia da Ma Xiangbo e Chen Yinke, la ricerca di Xu Zhihai è oggetto di attenzione crescente. La sua pittura non è una ripetizione della tradizione, ma un’esplorazione che si approfondisce nel presente: una pratica che assume la figura come traccia e lo spirito come nucleo, offrendo al ritratto contemporaneo possibilità più ricche e durature.
