Jean Nouvel incontra quarant’anni di idee. La visione di Chris Dercon

A ottobre 2025 la Fondation Cartier ha inaugurato la sua nuova sede al 2, Place du Palais-Royal, nel cuore di Parigi, proprio di fronte al Louvre. Per Chris Dercon, direttore generale dell’istituzione, il nuovo edificio è concepito come una piattaforma in cui l’architettura di Jean Nouvel dialoga con quattro decenni di collezione, ricerca e committenze, proiettando l’identità della Fondazione oltre il semplice cambio di indirizzo. L’intervista pubblicata da Frieze inquadra questa traiettoria come un incontro tra spazio e storia, un luogo in cui programma e contenuto si modellano reciprocamente.

Il contenitore è un edificio haussmanniano del 1855 completamente ripensato da Nouvel: all’interno, cinque piattaforme mobili regolabili su undici altezze consentono una riconfigurazione continua dei volumi, delle verticalità e della luce; in totale 8.500 m² (di cui 6.500 m² espositivi) trasformano la sede in un “laboratorio” capace di sostenere tipologie espositive diverse, dal grande impianto installativo alla camera‐show. L’impianto privilegia permeabilità urbana e visibilità incrociata tra livelli, sostituendo l’idea di galleria statica con un dispositivo curatoriale dinamico.

‘Exposition Générale’, 2025, exhibition view. Courtesy: Fondation Cartier pour l’Art Contemporain; photograph: Cyril Marcilhacy

La missione programmatica è esplicita: non un “tempio” dell’arte dove tutto deve essere sempre più grande, ma un’infrastruttura culturale che abita la città e la sua memoria. Spazi pubblici dedicati a laboratori, auditorium, libreria e ristorazione ampliano le possibilità d’ingaggio e di pubblico, rendendo la Fondazione un luogo di prossimità oltre che di eccellenza internazionale. Dercon, in più sedi, ha insistito su una visione anti-monumentale: contano flessibilità, collaborazione, scambio.

L’avvio del programma ha scelto un gesto chiaro: “Exposition générale” è una lettura trasversale della Collezione che celebra i 40 anni della Fondazione, tenendo insieme genealogie e nuove commissioni e rendendo visibile la continuità di un progetto che ha sempre messo architettura, design e arti in relazione. L’apertura in Palais-Royal segna così una nuova fase anche per la politica delle mostre: il set mobile progettato da Nouvel consente narrazioni seriali, cicli rapidi e dialoghi fra media che prima richiedevano allestimenti radicali.

La Fondation Cartier pour l’art contemporain, 2025. Courtesy: © Jean Nouvel / ADAGP, Paris, 2025; photograph: © Martin Argyroglo

Nel merito del “metodo Dercon”, il punto è la porosità tra istituzione e città: la nuova Fondation Cartier si presenta come quartiere culturale in miniatura, capace di estendere il raggio d’azione oltre le sale espositive e di integrare pratiche discorsive, pubblicazioni e programmazione pubblica. È qui che l’architettura, con le sue costrizioni operative trasformate in risorsa, incontra la storia di una collezione fatta di idee e artisti globali: una sinergia che, nelle parole e nelle scelte del direttore, ribadisce la centralità dell’istituzione come luogo di ricerca, produzione e mediazione in un paesaggio culturale in rapido mutamento.

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